Vincere la sfida del miglioramento continuo, ideare e produrre nuove macchine destinate alla ricerca, superare la logica dell’investimento finalizzato esclusivamente alla produzione, rappresentano la filosofia di lavoro di Tecnotest. Un approccio che, negli anni, ha sempre più avvicinato l’azienda ai laboratori universitari ed ai centri di ricerca, ponendo basi certe per una produzione industriale fondata sull’innovazione come risposta concreta a problematiche complesse.
Oggi con l’introduzione di materiali per edilizia sempre più prestazionali, e crescendo le ambizioni di progetti per infrastrutture ad alta complessità, avere costruito un solido background scientifico costituisce un notevole elemento di differenziazione. Per questo motivo Tecnotest è diventata un interlocutore privilegiato per primarie Società, generando soluzioni che poi si sono rivelate utili per l’intera filiera degli Operatori. Vincere la sfida del miglioramento continuo, ideare e produrre nuove macchine destinate alla ricerca, superare la logica dell’investimento finalizzato esclusivamente alla produzione, rappresentano la filosofia di lavoro di Tecnotest. Un approccio che, negli anni, ha sempre più avvicinato l’azienda ai laboratori universitari ed ai centri di ricerca, ponendo basi certe per una produzione industriale fondata sull’innovazione come risposta concreta a problematiche complesse. Oggi con l’introduzione di materiali per edilizia sempre più prestazionali, e crescendo le ambizioni di progetti per infrastrutture ad alta complessità, avere costruito un solido background scientifico costituisce un notevole elemento di differenziazione. Per questo motivo Tecnotest è diventata un interlocutore privilegiato per primarie Società, generando soluzioni che poi si sono rivelate utili per l’intera filiera degli Operatori.

Per fare un esempio, in occasione del progetto “Alta Velocità” sulla tratta Bologna-Firenze, studiammo una pressa innovativa per calcestruzzo con due scale di misura distinte, dove la minore copriva il 10% della maggiore. La novità consisteva in un martinetto oleodinamico con due steli concentrici, compenetrati e completamente autonomi, così da disporre in pratica di due macchine, una più potente per i provini standard, l’altra più sensibile per le carote prelevate dai rivestimenti delle gallerie.
L’unico telaio e l’unica centrale di potenza costituivano un vantaggio economico, che tuttavia non comportava alcuna rinuncia in termini di prestazioni rispetto alle due presse distinte.
Un po’ come disporre di un autocarro che all’occorrenza diventa uno scooter!
Quel progetto anticipò decisamente i tempi, tant’è che solo oggi, dopo molti anni, il doppio pistone trova un adeguato riconoscimento del mercato come soluzione tecnologicamente all’avanguardia e di notevole utilità pratica.
Tecnotest ha così potuto dimostrare come un corretto investimento in ricerca e sviluppo sia in grado di tradursi non solo in successo professionale e imprenditoriale, ma soprattutto nella conferma che un modello di sviluppo fondato sull’innovazione continua finisce per compensare l’impegno profuso.
Nel seguente grafico si raffigura con chiarezza la problematica che Tecnotest ha affrontato e risolto in maniera originale. In esso vengono riportate le curve teoriche che delimitano i possibili errori di risposta di due dispositivi generici con discriminazione pari a ± 0.1 % dei rispettivi fondo scala. Se si desidera una precisione migliore dell’1 %, l’oggetto descritto dalle curve rosse, potrà essere utilizzato dal 10 % al 100 % della sua potenzialità. Le curve verdi mostrano l’effetto del secondo dispositivo di pari caratteristiche, ma con scala limitata al 10% della precedente. L’abbinamento dei due oggetti estende il campo d’utilizzo al limite inferiore dell’1 %, rispettando sempre la precisione desiderata

Per ottenere due scale effettive di misura in una pressa idraulica, oltre alla sensibilità dei dinamometri, occorre considerare la finezza del dispositivo che regola la pressione del fluido: disponendo di un unico martinetto, meno forza si richiede al sistema, più incrementa l’errore percentuale della risposta. Per fare un paragone, è come ingrandire una fotografia: oltre un certo limite si evidenzia inevitabilmente la granulosità della pellicola e si perdono i dettagli.
Da due martinetti a sezione differenziata che lavorano alla medesima pressione si ottengono ovviamente forze diverse, ma con lo stesso numero di unità elementari di regolazione. Nel caso specifico, il pistone piccolo sviluppa una forza massima pari a circa il 10% del pistone grande e dunque la discriminazione a livello idraulico è 10 volte più fine.
Questa prerogativa consente di utilizzare una pressa per calcestruzzo anche in prove che richiedono bassi carichi senza che si producano saltellamenti nelle rampe di salita. Per quanto attiene poi la fedeltà della misura, il discorso è del tutto analogo, giacché ciascun pistone ha un suo dispositivo dinamometrico dedicato.